Domenica, 13 Agosto 2017 10:01

Sequestrate le armi all’allevatore malmenato nella sua stalla. Lui protesta: “Ora mi sento indifeso”

Rosario Sabia nella sua stalla a Cressa Rosario Sabia nella sua stalla a Cressa Fonte lastampa.it di Marcello Giordani

Era stato aggredito nel capannone di Cressa. Per motivi di sicurezza ha dovuto consegnare la pistola ai carabinieri

«Sono stato aggredito e mi sono stati sequestrati la pistola e il porto d’armi: adesso come posso difendermi?». Rosario Sabia, l’allevatore che è stato picchiato da due sconosciuti davanti alla stalla di Cressa, dove tiene 120 caprette, ha dovuto restituire la pistola: «Sono venuti a casa mia i carabinieri e con la motivazione della sicurezza mi hanno preso l’unico mezzo con cui potevo difendermi: a questo punto, se tornano i miei aggressori e magari con me c’è anche la mia compagna, io cosa posso fare? Chiedo la restituzione dell’arma. Mi hanno tolto anche un piccolo fucile. Ho grande stima e fiducia nelle forze dell’ordine, ma mi devono aiutare». Il sequestro dell’arma è di natura cautelativa, per evitare usi impropri, ma l’allevatore è esasperato e chiede tutela: «Da tempo sto dicendo che vogliono farmi del male, ma le mie denunce non hanno dato i risultati sperati».  

Dell’aggressione dell’altra mattina è comunque rimasta una traccia, di cui Sabia vuole servirsi per identificare i responsabili dell’aggressione. «Erano in due, con una calzamaglia: non hanno avuto neppure il coraggio di farsi vedere in faccia. Mentre mi colpivano con dei manganelli e mi fracassavano il menisco e la schiena, ho avuto la forza di strappare un pezzo di calzamaglia a uno di loro, e c’erano anche dei lembi di pelle, purtroppo pochi, meno di quelli che avrei voluto. Ho già dato ai carabinieri queste informazioni, ma ingaggerò anche un investigatore privato per avere il Dna di questa persona, e individuarlo. Sono sicuro che si tratta di pregiudicati, perché solo gente del genere si comporta in questo modo. Sicuramente - avverte l’allevatore - non lascerò niente di intentato non solo per risalire a chi mi ha pestato, ma ai mandanti, i veri responsabili». 

Diatriba sul capannone

L’allevatore è convinto che dietro all’agguato ci sia il contenzioso che si trascina da tempo riguardo al capannone affittato per essere trasformato in una stalla. «Pensavo fosse a norma. Invece mi sono trovato a pagare un sacco di soldi per i lavori di adeguamento e poi l’hanno dichiarato lo stesso non in regola». Nel frattempo il proprietario della struttura ha avuto un amministratore fiduciario, che poi è stato sostituito: «È una situazione pazzesca, pago le spese per la messa a norma che dovrebbe fare il proprietario, mi ritrovo multato, con la diffida a dovermene andare e sfrattato. E pure minacciato e picchiato. Non so più dove sbattere la testa: ho 120 caprette che devono partorire, di sicuro non le lascio e di qui non mi muovo». 

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